Stili di Danza

La pizzica pizzica : dalla danza di tradizione alle nuove forme coreutiche

Gli incontri si aprono con un’introduzione di tipo teorico affinché si possa contestualizzare la danza tradizionale all’interno del quadro storico e geografico in cui è nata e si è sviluppata. In particolare si approfondisce la conoscenza  delle tre danze di origine salentina: la pizzica pizzica (danza di divertimento e di festa), la pizzica tarantata (danza che si rifà al fenomeno storico antropologico del tarantismo, ormai scomparso) e la pizzica scherma (o danza dei coltelli).  Viene dato spazio ad approfondimenti sul fenomeno del Tarantismo, alle affinità della pizzica pizzica con le altre tarantelle del Sud Italia e con le danze del mediterraneo.
Il corso parte dallo studio dei passi della pizzica pizzica sul ritmo terzinato del tamburello; si passa poi alle dinamiche della danza di coppia: il corteggiamento, la sfida, l’uso del fazzoletto. Le danze si concludono all’interno del cerchio, detto ‘ronda’, nel quale il rito della comunità si compie, oggi come un tempo.
La danza della pizzica pizzica salentina, carica di vecchi e nuovi simbolismi, caratterizzata dalla costante ritmica dei tamburelli e dalla ripetizione ossessiva dei passi, ha affascinato sin dagli anni ‘70 i danzatori che ne apprendevano i codici, divenendo fonte di ispirazione e creazione. E’ per questo che oggi si assiste a una nuova forma di danza, più creativa, più accattivante, più energica, più vicina al sentire contemporaneo.


La tammurriata campana (canto e ballo sul tamburo)

Le tammurriate campane, un tempo, erano danze legate a ritualità pagane nei momenti della semina e del raccolto e dunque strettamente connesse al culto della Madre Terra. Queste celebrazioni si sono poi associate al culto delle varie Madonne, presenti ancora oggi in tutta la Campania, e continuano a rappresentare nel loro svolgimento, un omaggio alla fertilità. Durante il corso viene approfondito lo studio di una delle sette tammurriate campane: la tammurriata della zona della’agro-nocerino sarnese. Accenni anche alla tammurriata dell’avvocata e alla giuglianese.
Si inizia con lo studio dei passi base e della gestualità tipica della danza, per passare poi alla danza di coppia e infine alle votate, momento culmine della danza, in cui gli accenti della tammorra si stringono assieme ai corpi dei danzatori. Si apprende anche l’ uso delle castagnette, strumento tenuto in mano da tutti i danzatori.


La tarantella del Gargano

Altro importante “luogo della memoria” si è rivelato il promontorio del Gargano, nel nord della Puglia, patria di un’ affascinante danza di tradizione: la tarantella del Gargano.
Uno degli aspetti che contraddistinguela Tarantelladel Gargano, è la presenza forte della “chitarra battente” che ritma i canti, le serenate e le ninna nanne di tradizione.La danza è una mimica del corteggiamento in un ritmo lento e regolare (uno, due, uno due tre) nel quale si svolge la danza di coppia, in un fluire ininterrotto e armonioso. Il ritmo è scandito dal suono delle castagnette, usate anche dai danzatori.


La tarantella calabrese (stile reggitano)

U fora u primu, è il ballo tipico della provincia di Reggio Calabria. L’insegnate Silvia De Ronzo si appassiona a questa danza e ne apprende le dinamiche durante la frequentazione del Kaulonia Tarantella Festival (Caulonia – Reggio Calabria) per 4 anni consecutivi. All’interno della rota (spazio circolare) si danza una coppia per volta e le entrate dei danzatori vengono regolati dal mastru i ballu.

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