IL VIAGGIO INTERIORE di Giorgia Salicandro

Il viaggio interiore, punto 0
di Giorgia Salicandro

A metà strada tra le ultime case del paese e l’aperta campagna, un orizzonte mobile di polvere e aghi vegetali rivela il profilo dell’Ex Macello, il luogo del nostro appuntamento. Stesse mura, ma i mattoni sono diversi, blu, verde petrolio, terra di Siena, recuperati dalle recinzioni d’intorno abbattute come queste, dall’uragano dello scorso autunno. E gli alberi anche, gli stessi salutati un anno fa, ma più bassi di almeno due metri, salvati dalla caduta e ripiantati con uno strano metodo che li fa sembrare come tornati alla vita più giovani di un decennio.

Avevo perso la misura delle mie braccia, articolazioni e tendini, in una resistenza conserta, per una qualche disciplina crudele che non ricordo. Chili da guadagnare, chili da pagare, segnati come povere tacche su una paradossale scala dell’essere. E chilometri, smisurati lontano da una casa amata. Inghiottiti in bocconi incalcolabili. Misurati nei grani di un rosario, in un prolungato tacere, in un mantra. O palmo a palmo, verso un ritorno. Per qualcuno è la prima volta, per altri un “ancora”. Per me è il primo giorno, anche se siamo già al terzo. Ognuno ha compiuto il proprio viaggio per essere qui. Ne raccontiamo il percorso visibile agli occhi, ma la lunghezza del nostro viaggio interiore resta segnata su altre mappe, riposte a parte, bisbigliate semmai, soltanto.

Questo è il luogo del nostro appuntamento, non è necessario dirsi altro. Non è necessario pensare al nostro viaggio. Ognuno ha il suo. Ognuno muoverà centimetri o chilometri, poggiando i propri passi nel solco delle storie che qui ci vengono raccontate. Scegliendo con cura le pieghe di una tradizione di cui sentire il richiamo, e in cui rannicchiarsi, con rispetto ma in una maniera irripetibile che è nostra. Mia. Della mamma che ha portato con sé le sue due bimbe. Dello studente fuorisede tornato per l’estate. Di chi parla italiano e di chi parla francese, polacco, ungherese. Di Maristella, Laura, Silvia, Manuela, Giulia. E di Parvathy, Amaranta, Luciano, Tina, Roberto, Luca, Giuseppe, i nostri docenti e gli ospiti di questi giorni.

Di slancio o di sollievo, di fibrillazione, di gioia. Di ciò che era già scritto, di ciò che non c’è. Tra bussole mobili che non hanno indicazioni da darci.

ph.Karina Kiczek